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Dettaglio documentoDettaglio documento: 'Macello Ghinzelli, l’ultima partita'
Tipo documentoNews
ArgomentoRassegna stampa
TitoloMacello Ghinzelli, l’ultima partita
SottotitoloE l'On. Fava si rivolge al ministro «Subito un tavolo di crisi»
TestoMARTEDÌ, 09 MARZO 2010 - La Gazzetta di Mantova
 
Macello Ghinzelli, l’ultima partita
 
Fallisce l’intesa sul piano di rilancio, a rischio 159 lavoratori
 
AZIENDE IN CRISI Salta l’accordo con i dipendenti Domani soci in assemblea straordinaria
 
ANDREA MOGLIA
 Nulla di fatto. Il piano di rilancio per rimettere in sesto bilanci e gestione della società s’è infranto contro il mancato accordo tra azienda e lavoratori. Il destino del macello Ghinzelli di Viadana è segnato? Quello della liquidazione dell’azienda, da quattro mesi commissariata dal tribunale a seguito di gravi irregolarità gestionali, sembra lo scenario più probabile. Ma a mettere la parola fine alla produzione nello stabilimento, che dà lavoro a 159 dipendenti e a un migliaio dell’indotto, può essere solo l’assemblea straordinaria dei soci, indetta per domani.
 L’obiettivo del piano di ristrutturazione presentato dal commissario giudiziale Enrico Voceri, commercialista e presidente del Centro internazionale di Palazzo Te, punta a ristrutturare il debito della società. Nell’unico modo possibile: reperendo liquidità. Ed ecco il punto: da una parte i soci non hanno accettato di ricapitalizzare la quota necessaria per ridare ossigeno all’azienda; dall’altra dipendenti e rappresentanza sindacale interna hanno rifiutato l’ipotesi di congelamento del premio di produzione. «Dai soci - spiega il segretario della Flai-Cgil Pietro Locatelli - non si è percepita la voglia di proseguire negli investimenti. É chiaro che questo non poteva che generare sfiducia da parte dei dipendenti che non hanno voluto accettare l’ipotesi di un taglio di stipendio senza la garanzia di poterlo recuperare in un secondo tempo». Su questo punto la disponibilità da parte sindacale era di accettare il blocco del premio di produzione, ma soltanto sotto forma di prestito alla società. Cosa che sarebbe stata accompagnata da una quota, anche se limitata, di esuberi.
 Voceri, preso atto dell’impossibilità di arrivare a un accordo, giocherà l’ultima carta nell’assemblea di domani. Ci sono strade alternative alla messa in liquidazione dell’azienda? «Spero proprio che si tenti di tutto fino all’ultimo - commenta il sindaco di Viadana Giovanni Pavesi - il macello deve ripartire, magari a ranghi ridotti, ma deve ripartire. In caso contrario sarebbe la catastrofe».


IL PERCORSO
 
Cinque anni difficili tra cassa integrazione e minacce di chiusura
 
 I primi segnali di difficoltà del macello Ghinzelli risalgono alla fine del 2005 quando tra rappresentanza sindacale interna e direzione aziendale emergono forti tensioni. Ci sono un blocco delle trattative sul rinnovo del contratto integrativo e buona parte dei 159 dipendenti deve accettare di fare a singhiozzo periodi di cassa integrazione. Pochi mesi più tardi vengono annunciati trenta esuberi, poi scongiurati da mesi di trattativa sindacale, di scioperi e assemblee. Ma è soltanto l’inizio del percorso che, al termine dell’estate del 2007, porterà la direzione dell’azienda ad annunciare la chiusura del macello e la messa in mobilità di tutti i 159 dipendenti, a fronte di un bilancio in rosso per oltre 4 milioni. Cosa che apre una lunga stagione di tavoli, assemblee e scioperi. Ma se rientrano le ipotesi chiusura e quella più morbida di 50 licenziamenti, non si esauriscono le difficoltà finanziarie del macello, in grado di lavorare fino a 1.200 suini al giorno. La riduzione della produzione ricompare lo scorso anno: da maggio a settembre ogni lavoratore fa una media di 150 ore di cassa integrazione a testa. L’ultimo atto a novembre quando il tribunale, dopo una denuncia di irregolarità nella gestione, affida la direzione della società a un commissario.


INTERVENTO
 
E Fava si rivolge al ministro «Subito un tavolo di crisi»
 
 «É la crisi più grossa che in questo momento colpisce un’azienda del Mantovano, peraltro in un settore, quello agroalimentare, che rappresenta il nostro polo di eccellenza». Per il deputato leghista Gianni Fava il baratro su cui si trova il macello Ghinzelli di Viadana «è, senza mezze misure, una sciagura per tutto il territorio: questa azienda dà lavoro a 230 persone, senza contare l’indotto».
 Fava è convinto, non ci sono più margini di trattativa o soluzioni di scorta: il macello è avviato verso la chiusura. E promette di fare la sua parte. «Già domani (oggi per chi legge) presenterò una richiesta urgente al ministro Scajola per ottenere l’apertura di un tavolo di crisi: bisogna attivare - sottolinea il deputato del Carroccio - gli ammortizzatori sociali e tutti i percorsi possibili per far fronte all’emergenza provocata dalla chiusura dell’azienda. E ora voglio capire che cosa intendono fare il Comune di Viadana e la Provincia».
Data09/03/2010
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