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Tipo documentoNews
ArgomentoRassegna stampa
TitoloL’azienda dell’acqua passa in extremis
SottotitoloIl centrosinistra trova l’accordo mezz’ora prima del consiglio provinciale. Lega Nord e Pdl abbandonano l’aula
Testo Gazzetta di Mantova 3 agosto 2012

L’azienda dell’acqua passa in extremis
Il centrosinistra trova l’accordo mezz’ora prima del consiglio provinciale. Lega Nord e Pdl abbandonano l’aula

Alla fine l’azienda speciale dell’acqua esce dalle secche di una trattativa tormentata, passano le linee d’indirizzo e pure il piano di programma. Ma tira aria di bonaccia, la maggioranza ha il fiatone, l’Idv rilancia con un emendamento radicale e il consiglio si spacca. Pdl e Lega abbandonano l’aula. I referendari rumoreggiano composti, sventolando le bandiere 2 sì per l’acqua bene comune. Come un anno fa. Le linee d’indirizzo dell’Ufficio d’ambito, l’azienda che ha sostituito l’Aato, è al diciottesimo punto dell’ordine del giorno. Dopo la “surrogazione” di Gianni Fava che, sornione e generoso di strette di mano, cede il posto a Elisa Marchi, una lunga serie d’interrogazioni, l’approvazione dei verbali delle sedute precedenti e due ratifiche di deliberazioni di giunta. L’attesa è elettrica, i consiglieri si muovono un po’ disorientati tra i banchi di via Roma (la sala di Palazzo di Bagno è ancora inagibile). I referendari scalpitano, girano cattive notizie. La maggioranza si gioca faccia e tenuta, l’accordo sventolato nei giorni scorsi mostra già alcune smagliature. Ci si arrovella ancora sulla formula, sulle parole da mettere in fila per affermare il principio dell’acqua bene comune e senza profitto. Ecco, l’intesa zoppica proprio sul profitto. La domanda affiora spontanea: «Allora, avete trovato la quadra?». Franco Tiana di Sel nicchia. Pare di no. La questione è aggrovigliata. Per sbrogliarla interviene lo stesso presidente Alessandro Pastacci. Ribadisce la necessità di rispettare lo spirito referendario, l’acqua va tutelata come bene pubblico,male diverse sensibilità devono ricomporsi di fronte all’urgenza di mettere mano al sistema idrico e soddisfare le direttive europee. Ci sono Comuni che non hanno ancore acquedotti né sistemi di depurazione. Il presidente dell’azienda speciale (e sindaco democratico di Roncoferraro) Candido Roveda insiste sugli stessi concetti, formulando un appello ai consiglieri tutti. Vero, il quadro normativo è mosso, confuso, incerto, ma occorre trovare «principio di sintesi». Di fronte a problemi ambientali e sanitari non ci si può dividere. «L’acqua è un bene pubblico e non ammette speculazioni » ribadisce Roveda,ma non convince del tutto i referendari che contestano il suo riassunto della vicenda (in particolare sulle tariffe). Tocca a Tiana che, a sorpresa, tira fuori dal cilindro del centrosinistra un emendamento unitario, firmato anche da Francesco Negrini (Pd) e Adriana Chiodarelli (Comunità e territori). La gestione del servizio idrico integrata deve essere «pubblica e priva di finalità di profitto», e le tariffe vanno articolate «per zone territoriali e soggetti svantaggiati». Passa anche il principio di trasparenza massima e del coinvolgimento largo dei cittadini. Paolo Refolo dell’Idv alza il tiro e sconfessa il centrosinistra: per rispettare fino in fondo il voto referendario i gestori del servizio dovrebbe essere totalmente pubblici, esclusivamente controllati da enti locali oltre che in house (lo ribadirà con un emendamento). La parola passa all’opposizione, che sferra il suo attacco. Germano Bignotti del Pdl smonta l’appello di Roveda, la coesione è impossibile di fronte a un emendamento cucito all’ultimo minuto per ricompattare la maggioranza. L’acqua sarà pure un bene pubblico, ma se non lo si rende accessibile a tutti non si risolve nulla. Il leghista Cedrik Pasetti invita a mettere l’ideologia tra parentesi, la distribuzione deve avere rilevanza economica, altrimenti chi ce li mette i soldi per gli investimenti? La discussione esonda, accelera, deraglia. La Chiodarelli chiede una sospensione di dieci minuti per un confronto di maggioranza, quindi si riuniscono tutti i capigruppo. Bignotti e Negrini si accapigliano (a parole). Il Pdl molla, la Lega tenta la carta del rinvio, chiede che l’emendamento del centrosinistra torni in commissione. Dopo tre ore la tempesta annega in un bicchiere d’acqua.

Data03/08/2012
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